architecture is a 50 50 game

L’Architettura è un gioco 50 e 50

L’Architettura non è un’Arte. O almeno non come le altre.È come se un pittore potesse dipingere solo quando gli viene richiesto e solo ciò che gli viene richiesto. L’Architettura è un gioco di squadra, è un’Arte Sociale.Mio nonno era un costruttore, anche mio padre e così i miei zii. Sono cresciuto nei cantieri e ho avuto la fortuna di poter progettare edifici subito dopo aver preso l’abilitazione da Architetto, nel 1994.

Dieci anni dopo, non avevo ancora 40 anni, avevo giá il mio primo incarico importante: il progetto di un grande complesso per uffici e negozi.

Eppure le cose non andavano come volevo. Le mie idee progettuali venivano  continuamente modificate per mille motivi: il budget, le necessitá commerciali, le incomprensioni con il costruttore o con il cliente. Tutto questo era molto frustrante. A che serviva, pensavo, essere un bravo architetto ed avere delle belle idee se poi non ti davano la possibilitá di realizzarle?

Guardavo su internet le opere dei grandi architetti e mi chiedevo come riuscissero loro a gestire tutto questo. Così, mentre navigavo, mi capitò un’intervista al grande Frank Gehry che diceva: “Adoro l’interazione con il cliente – penso che sia un gioco al 50 e 50. Adoro il fatto di riuscire a fare ciò che facciamo rimanendo nel budget.”

Un gioco al 50 e 50? Nessuno all’Universitá mi aveva detto questo, ti insegnano la Storia dell’Architettura come se fosse una successione di grandi intuizioni che si realizzano magicamente, nel modo esatto in cui l’architetto le ha concepite. Un gioco al 50 e 50. Questa sarebbe stata la mia nuova sfida.

Dal quel giorno iniziai a rapportarmi diversamente con i clienti, con le imprese di costruzione con i fornitori. Iniziai a capire il valore che essi portavano al progetto, in termini di capitali, responsabilita, organizzazione, desideri ed aspirazioni.

Ricordo perfettamente il giorno dell’inaugurazione del complesso di uffici e negozi che avevo progettato. C’erano centinaia di persone: lavoratori dell’impresa di costruzioni, fornitori, clienti, tutti avevano partecipato e contribuito a far si che la mia intuizione di architetto si realizzasse.

In effetti l’edificio era un pò diverso dai miei  schizzi iniziali. Le  miei idee si erano sviluppate. Come il lievito avevano fermentato la massa di istanze portate da tutti gli stakeholders e avevano dato forma a qualcosa di piu grande, qualcosa che da solo non avrei potuto creare.

Queste sono le motivazioni che ancora mi danno energia per continuare, giorno per giorno, a creare cose nuove. Ogni volta insieme ad una nuova squadra.

 

 

Image by truthseeker08 from Pixabay 

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